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F1 | GP Messico 2021: anteprima Brembo

Il costruttore italiano analizza le caratteristiche del tracciato messicano e il conseguente impiego degli impianti frenanti

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Dopo due anni, questo fine settimana la Formula Uno farà tappa all’Autodromo Hermanos Rodriguez per il gran premio del Messico, diciottesimo appuntamento iridato stagionale. L’edizione 2020 non si è disputata a causa dell’emergenza sanitaria dettata dalla pandemia Coronavirus che ha costretto gli organizzatori a cancellare l’evento. L’ultima volta che si corse sulla pista messicana, Lewis Hamilton vinse davanti alla Ferrari di Sebastian Vettel e al compagno di squadra Valtteri Bottas.
Secondo i tecnici Brembo, la pista americana rientra nella categoria dei circuiti altamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 5, il medesimo valore del Yas Marina Circuit di Abu Dhabi. A differenza di altre componenti, l’altitudine alla quale è situato il tracciato, 2238 metri sopra il livello del mare, non incide sul funzionamento dell’impianto frenante che invece è messo a dura prova dai picchi di velocità: in tre punti della pista le monoposto superano i 330 km/h prima di affrontare frenate veramente intense.
In Formula 1 i dischi in carbonio si utilizzano dagli anni Ottanta e in seguito si sono diffusi anche nelle altre competizioni motoristiche. Nessun altro elemento offre, infatti, quella combinazione di leggerezza, elevata conducibilità termica e assenza di dilatazioni anche ai 1.000°C che contraddistinguono i dischi Brembo di Formula Uno. La densità del carbonio è di 1,7 grammi al centimetro cubo, a differenza dei 7,8 grammi dell’acciaio e dei 7,3 grammi della ghisa grigia. Il suo coefficiente di espansione termica è un quindicesimo dell’acciaio e un undicesimo della ghisa. Il punto di fusione del carbonio è superiore ai 3.000°C a fronte dei 1.200°C della ghisa e dei 1.800°C dell’acciaio.
I dischi in carbonio risultano inadeguati all’utilizzo su strada perché l’impianto frenante non raggiunge le temperature minime di esercizio di cui ha bisogno, ma anche per l’elevato consumo. Diversi dei loro benefici sono offerti dai dischi in carbonio-ceramico di cui Brembo, attraverso Brembo SGL Carbon Ceramic Brakes una joint venture con SGL Group, è il principale produttore mondiale. I dischi in carbonio-ceramico consentono risparmio di peso di 5-6 kg rispetto a un disco tradizionale in ghisa. Inoltre la loro durata può arrivare, a seconda del tipo di guida, ad essere addirittura pari alla vita della vettura su cui sono montati. Ma soprattutto il carbonio ceramico assicura una riduzione di circa 3 metri dello spazio di frenata da 100 km/h a 0 km/h rispetto a un disco tradizionale.
Nonostante sia la terza pista più corta del Mondiale, i freni vengono utilizzati dieci volte per ogni giro: il totale è di circa 15,3 secondi al giro per pilota equivalente al 20 per cento della durata complessiva della gara. La percentuale sarà identica anche nei Gran Premio del Brasile e Gran Premio di Abu Dhabi. In quattro diversi punti le frenate durano più di 2 secondi, anche se queste sono abbastanza differenti tra di loro: le decelerazioni vanno infatti dai 3,1 g ai 5,6 g e gli spazi di frenata dai 76 metri al doppio.
Il carico esercitato da ciascun pilota dalla partenza alla bandiera a scacchi sul pedale del freno supera le 53 tonnellate e mezza. Delle dieci staccate della pista situata a Città del Messico, tre sono classificate impegnative, nessuna è di media difficoltà e sette sono leggere. La più impegnativa in assoluto è quella della curva 1: le monoposto decelerano da 372 km/h a 110 km/h in 153 metri. Per percorrerli i piloti esercitano un carico di 181 kg sul pedale del freno per 2,64 secondi durante i quali subiscono una decelerazione di 5,6 g.

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